Indica un intervallo di date:
  • Dal Al
©credits

La mela sempre più morsicata

Non è facile scendere a patti: non se sei Apple, non se porti sulle spalle il peso di un mito, non se per definizione basti a te stessa. Eppure, anche per l’azienda di Cupertino è arrivato il momento dei compromessi, della rinuncia a un’autosufficienza che a un certo punto mostra i suoi limiti. Il punto è quello dei contenuti digitali: non solo video – il che si sarebbe più facilmente detto  – ma anche audio.

Nel primo caso, Apple ha realizzato di non poter fare a meno di trattare con gli operatori di rete – via cavo, nello specifico – per assicurare un futuro alla sua offerta televisiva: che ha bisogno di un trattamento speciale, un ingresso privilegiato agli schermi degli spettatori, per assicurare quella qualità che è ormai distintiva del brand. Ma questo ingresso non coincide tout court con un nuovo dispositivo connesso, o con un nuovo TV set: deve anzitutto passare dalla connessione. Per questo, la trattativa con Comcast –  che potrebbe assestare un nuovo, duro colpo alla net neutrality – è irrinunciabile per la mela: forse anche più di quanto non sia vero il viceversa. Non a caso, la società ci aveva già provato con Time Warner, salvo dirottarsi sul leader di mercato una volta ufficializzato il progetto di acquisizione della società da parte di Comcast.

Nel secondo caso, le indiscrezioni danno la società di Cupertino addirittura in procinto di vendere l’anima al diavolo: o quasi, considerando che si tratta dell’ingresso dell’app di iTunes nello store di Android, saldamente al comando delle vendite di dispositivi mobili (anche in Italia, sia per gli smartphones che per i tablet). Questo per contrastare il declino del download  musicale, sempre più insediato dallo streamingal proposito, Apple avrebbe pensato anche al lancio di un servizio simile a Spotify, che offra maggiore ampiezza di scelta rispetto alla già esistente iTunes Radio. E’ pur vero che gli utenti che acquistano musica da iTunes sono 200 milioni, contro i 10 milioni scarsi di Spotify: ma mentre i ricavi dei servizi di streaming audio sono cresciuti del 51% a livello globale, quelli dei download sono scesi del 2,1%. Se non vuol continuare a farsi morsicare, la mela deve necessariamente correre ai ripari.