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Ma la Mela non morde (ancora) l’industria del video

Formula che vince non si cambia. E così, anche per il suo sbarco in Italia, Spagna e Portogallo, Netflix ha confermato il modello di offerta e pricing già consolidato negli altri mercati: un abbonamento mensile. a partire da € 7,99 al mese, a seconda del numero di dispositivi da cui è possibile utilizzare il servizio, per avere  accesso illimitato a tutto il catalogo. Soprattutto, è la conferma dell’approccio software: nessuna incursione nella produzione di dispositivi, ma collaborazioni estese con produttori di apparati, telco e broadcasters che penseranno poi ad offrire il servizio tramite i loro devices. 

Un altro mondo, insomma, rispetto a Apple, che al WWDC di lunedì – l’evento per gli sviluppatori, diventato ormai tradizionale appuntamento anche per i consumatori – ha invece riaffermato il proprio suo focus sull’hardware.  Il cuore del business della Mela resta il suo prodotto principale, l’iPhone: tutto il resto, dalla musica in streaming alle news, gravita intorno al dispositivo. Che conoscano più o meno successo, questi servizi – sostiene The Verge – hanno senso per Apple solo in quanto  funzionali all’esperienza da garantire ai suoi possessori; la conclusione, apparentemente paradossale, è che le industrie dei contenuti – da quella musicale a quella dell’informazione – sarebbero in procinto di diventare semplici features del telefono.

Vale anche per il video? Secondo l’Adobe Digital Index, Apple ha guadagnato una posizione dominante anche nel video streaming: i dati che mostrano come danno la stragrande maggioranza delle fruizioni video, sia gratuite e senza autenticazione che a pagamento e autenticate, provengono da devices della Mela, come Apple TV, iPhone o iPad. Eppure, al WWDC la grande assente, per l’ennesima volta, è stata proprio la TV: evidentemente, l’azienda di Cupertino non è ancora forte abbastanza per risalire a monte la catena del valore, e continua a posizionarsi sul segmento finale, accodandosi all’esistente. Un po’ poco per attribuirle una posizione dominante, o anche solo un ruolo guida nella disruption di questo mercato. Su questo fronte, per ora, l’approccio hardware sembra destinato a minore successo di quello software: il mondo dell’audiovisuale resta apparentemente più tenace degli altri nel conservare un valore intrinseco e quindi una forza propria della dimensione editoriale – non ancora riducibile a semplice feature di qualsivoglia dispositivo.