Nel cuore invisibile

Cosa c’è di diverso tra la pandemia che stiamo vivendo e le grandi pestilenze del passato? Di nuovo, come a quei tempi, le nostre strade sono vuote, le nostre città deserte; la vita visibile si ritrae fino a nuovo ordine, in attesa buone notizie. Lo svuotamento del “mondo di sopra” è anzi oggi ancora più totale; i decreti e le ordinanze, che anche in passato furono emesse, sono oggi impossibili da ignorare, grazie all’inarrestabile circolazione delle informazioni, capillare e globale al tempo stesso.

Proprio per questo, tuttavia, a differenza che in passato, oggi il mondo va avanti. La vita continua, solo che si tratta di una vita sotterranea, svolta interamente nella dimensione parallela del digitale. Come nei versi di Rainer Maria Rilke, tra i più belli delle Elegie Duinesi, la terra rinasce in noi invisibile: non si tratta di una novità, ma ancora una volta dell’accelerazione di una trasformazione già in atto, che raggiunge oggi il suo culmine nell’impossibilità di accedere alla superficie, a causa della quale il sottosuolo informativo si dilata a dismisura.

La nostra vita aveva iniziato da tempo a ritirarsi nell’invisibile, da ancora prima che le infrastrutture di comunicazione e le piattaforme digitali ci consentissero di tradurre in formati indecifrabili, trasferire su onde e riporre in archivi remoti l’informazione. Già con la transizione dall’oralità alla scrittura il chiasso, l’incontro, la presenza si erano trasformati in segni taciti, capaci di restituire la loro forza a distanza di tempo e di spazio, trattenendola intanto nella potenza semantica. Da allora, è “nel cuore invisibile” del poeta che le cose fuggevoli rinascono.

Il digitale, in quanto era della scrittura “secondaria”, è il culmine di questa trasmigrazione, in cui la diffusione della conoscenza, passando dalle pagine dei libri alle radiazioni elettromagnetiche, è diventata capillare, praticamente ubiqua. La smaterializzazione del dato va di pari passo con la crescita del cloud, con la moltiplicazione di memorie delocalizzate, invisibili, che insieme alla tele-comunicazione, altrettanto invisibile, rappresentano la condizione stessa dell’esistenza del web. L’informazione digitale è pervasiva in quanto invisibile: dalla carta alla Rete, la componente visibile e tangibile, limitata da vincoli spazio-temporali di circolazione e assimilazione è stata ulteriormente ridotta.

Non per questo possiamo dimenticare quanto ci sia ancora di fisico, di materiale, di concreto a garantire l’esistenza aerea e lieve del flusso di dati dal quale siamo avvolti. Se il silenzio e la solitudine di oggi possono trasformarsi in conversazioni è grazie a infrastrutture, asset e persone, attivamente impegnate nell’assicurare che la nostra vita sotterranea possa continuare. Ecco, se una differenza c’è tra le pandemie di ieri e di oggi è forse la nostra difficoltà a ricordare che, se possiamo rintanarci in una villa di campagna a raccontarci novelle (anche se invece che su carta transitano ormai sui social network), è perché ce lo hanno consentito menti e mani tutt’altro che virtuali: il cuore invisibile del nostro mondo.

 

(Photo by Simon Migaj on Unsplash)