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Pay o free, per la TV pari sono

L’annuncio era atteso da tempo:Freeview, la piattaforma digitale terrestre britannica, lancerà un proprio servizio di  video on demand, denominato Play, e concorrerà direttamente con YouView – l’altra piattaforma di TV online, in passato nota come “progetto Canvas”, che ha raccolto in un consorzio  broadcasters pubblici e privati oltre a operatori di telecomunicazione e produttori di dispositivi. Quasi tutti gli attori sono coinvolti anche in Freeview (da cui mancano TalkTalk e British Telecom, ma c’è Sky): la vera differenza tra i due servizi non sta negli offerenti, ma nell’offerta, che nel caso di Freeview Play è completamente gratuita.

Che siano erogati in modalità tradizionale, lineare o  catch-up, i contenuti di Freeview resteranno infatti privi di costi aggiuntivi per lo spettatore: laddove YouView, oltre ai canali gratuiti, propone trasmissioni e video on demand  a pagamento, sia in pay-per-view che in abbonamento (come nel caso di Netflix, da poco approdato sulla piattaforma tramite BT). Differenza non trascurabile, che tuttavia non impedisce alle due realtà di competere testa a testa, come se facessero esattamente lo stesso mestiere. E’ la stessa distinzione tra mercato TV free pay, più in generale, ad essere ormai in discussione.

Come è stato mostrato dalle analisi di Augusto Preta e Michele Polo (presentate tra l’altro in un seminario tenutosi a Milano lo scorso 9 febbraio), tra i due mercati, originariamente separati, esiste ormai un alto tasso di integrazione e sostituzione. I nuovi assetti industriali, la comparsa di nuovi attori e di nuovi modelli di business hanno accentuato la convergenza tra i due mondi e accelerato l’omologazione del posizionamento editoriale: non esistono più, se mai sono esistiti, contenuti “nativamente” premium, e neppure lo sport e il cinema si sottraggono ormai all’evoluzione in corso. Così, Freeview e YouView, una volta incontratisi sul terreno dell’ on demand, possono oggi affrontarsi ad armi pari per contendersi la stessa risorsa, sempre più scarsa: vale a dire, il tempo libero dello spettatore.